mercoledì 23 gennaio 2013

La Storia dell'Isola d'Ischia

Fin dall'antichità l'isola venne considerata una terra di grande interesse sia per la sua posizione nel mediterraneo, sia per le sue ricchezze del territorio. Furono i greci, e precisamente gli Eubei, i primi colonizzatori che nel VII secolo a.C. portarono le prime forme di civiltà organizzata attribuendo all'isola il nome di Pithekoussai. Dall'isola si spinsero a conquistare la costa e fondarono Cuma e Neapolis.
Il loro insediamento sull'isola si trovava nell'attuale zona di Montevico a Lacco Ameno. Oggi sappiamo con certezza che la loro maggiore attività era la produzione di vasi di ceramica (da questi anche l'origine del nome Pithekuossai pithoi in greco significa vaso di ceramica) e il commercio dei loro prodotti. Successivamente alla civiltà greca giunsero i Siracusani intorno al 500 a.C., che dispersero le popolazioni elleniche insediandosi al loro posto. Pithekoussai fu distrutta e l'isola fu soggetta a diverse dominazioni, tra cui quella di Roma che la cedette a Napoli in cambio di Capri.
Con i romani Ischia fu chiamata Aenaria, il suo centro era vicino alla zona di Cartaromana a Ischia Ponte, ma in seguito a un rapido assestamento del terreno l'insediamento fu sommerso dal mare. Per un lungo periodo fu terra di conquista e di passaggio.
Dal IX secolo iniziarono le terribili invasioni dei saraceni, le incursioni dei turchi e degli africani che si protrassero per ben settecento anni. In questo periodo le popolazioni del golfo costruirono avamposti, torri di avvistamento e un sistema di segnalazioni a vista dalla penisola sorrentina fino a Cuma, per avvertire dell'arrivo dei nemici. Gli abitanti di Ischia furono costretti a ripararsi nell'interno dell'isola dove costruirono rifugi scavati nel tufo, che ancora oggi si possono ritrovare.
Nei periodi successivi Ischia vede l'alternarsi di varie dominazioni: i Normanni, gli Svevi, gli Angioini e infine gli Aragonesi che attraverso la famiglia d'Avalos restituirono all'isola periodi di tranquillità e di dinamismo economico. Il loro dominio si trasformò progressivamente in assoggettamento con pressioni fiscali e angherie, tanto che nel 1729 alla morte di Michelangelo d'Avalos ci fu un'autentica sommossa. Il risultato fu che Ischia passò sotto la gestione diretta della casa reale di Napoli e così rimase fino all'unità di Italia.

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